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Dischi freno: mai trascurare la loro importanza. Conosciamoli meglio!

Nel mondo del Motorspsort gli addetti ai lavori sanno quanto sia importante mantenere efficiente l'impianto frenante della vettura. Si dice che le gare si vincano non sui rettilinei ma in curva ed in frenata. Vediamo allora quali sono le loro caratteristiche principali.

1) Materiale: ghisa (su autoveicoli stradali comuni, con diverse percentuali di carbonio a seconda dell’utilizzo, peso non indifferente); acciaio al carbonio (su autoveicoli stradali più performanti, lega ferro-carbonio con aggiunta di zinco per evitare ossidazione superficiale, buona resistenza a fatica); carbo-ceramica (su autovetture alto-performanti e GT, struttura in carbonio e superficie caricata di silicio, ottima resistenza al fading ed elevata leggerezza e durata); carbonio (su autovetture da competizione, l’attrito cresce con l’aumentare delle temperature, elevata resistenza al fading e leggerezza ma bassa durata).


2) Tipologia: disco fisso (la pista frenante e co-fusa e solidale con la campana che può essere dello stesso materiale o in alluminio); disco flottante (la pista frenante è legata alla campana in Ergal tramite nottolini specifici che ne permettono il movimento assiale e in alcuni casi radiale, maggior leggerezza ed efficienza frenante alle elevate temperature).


3) Forma: pieno (le due fasce frenanti sono collegate integralmente dal materiale); ventilato (le due fasce frenanti sono collegate fra loro dalla struttura del disco che consente una ventilazione forzata e quindi una maggiore quantità di calore dissipata).


4) Lavorazioni: liscio (non presentano alcun tipo di lavorazione sulla superficie della fascia frenante); foratura (possono essere passanti o ciechi – quest’ultima soluzione evita la formazione di cricche da fatica, hanno lo scopo di aumentare la ventilazione del disco e di far evacuare più velocemente i gas scaturiti dall’attrito tra pastiglia e fascia frenante riducendo il fading, interrompono la formazione di un velo d’acqua in caso di pioggia, svolgono anche la funzione di ravvivare la superficie della pastiglia e di riduzione del peso del disco ma come contro si ha una riduzione della superficie frenante); baffatura (ne esistono di diversi tipi e numero sulla fascia frenante, lo scopo principale consiste nel ravvivare la superficie della pastiglia omogeneamente per avere un gran attacco iniziale in frenata, contribuiscono all’evacuazione dei gas che si formano durante l’attrito, interrompono la formazione di un velo d’acqua in caso di pioggia, si ha una maggiore resistenza meccanica rispetto ai dischi forati, come contro abbiamo un’usura precoce delle pastiglie).


5) Diametro: questo viene deciso sin dai primi calcoli progettuali del veicolo tenendo conto anche della fascia frenante in base alla pastiglia e quindi pinza freno da montare; sia la massa del veicolo e come essa è distribuita sugli assi sia la tipologia di utilizzo dello stesso sono i punti cardine; prendendo come esempio due veicoli identici a parità di pressione esercitata sull’impianto freni si ha maggior efficienza e modulabilità in frenata sul veicolo con dischi freno più grandi; unica pecca è il maggior peso delle masse non sospese.


6) Spessore: anche questo viene scelto nella fase progettuale del veicolo per gli stessi motivi visti sopra; a differenza dei dischi pieni in quelli ventilati abbiamo al centro la zona di ventilazione, che può essere centrifuga (rispettare il verso di rotazione), radiale e a pioli (migliora la capacità di raffreddamento e la resistenza alle cricche), e le due “cartelle” laterali che non sono altro che lo spessore delle due fasce frenanti; prendendo come esempio due dischi di pari diametro e spessore quello con le “cartelle” più spesse trasmette meno calore alle pastiglie soprattutto a temperature molto elevate facendo sì che l’attrito della pastiglia non decada troppo presto dopo un certo numero di frenate impegnative; come pecca abbiamo il maggior peso delle masse non sospese e la necessità in alcuni casi di forzare la ventilazione con delle apposite canalizzazioni e “manine”.


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